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Premessa: breve sintesi storica del Taglio di Porto Viro
A partire dalla seconda metà del ‘500, il Po delle Fornaci, con i tre rami di Tramontana, Levante, Scirocco, cominciò a depositare abbondanti sedimenti alluvionali lungo la costa adriatica, in territorio veneziano e a dare inizio alla formazione del delta rinascimentale. A sud anche il Po di Goro si protendeva nel mare. Questi due rami formano un’ampia insenatura di basso fondale, la Sacca di Goro, un comodo punto di approdo per le navi che scaricavano le mercanzie (grano, olio, sale, legnami, pelli) nel porto fluviale di Goro appartenente al ducato di Ferrara e, dal 1598, devoluto allo Stato della Chiesa.
Venezia esigeva il pagamento di gabelle su tutti i navigli che approdavano nell’alto Adriatico. Le merci sbarcate nello scalo di Goro, la principale arteria fluviale commerciale di Ferrara. si sottraevano a questa imposizione fiscale.
Ultimi decenni del ‘500. Fenomeni ambientali:
- È in atto un cambiamento climatico: I ghiacciai alpini si espandono. Aumenta la piovosità, l’erosione dei suoli delle aree montane e il trasporto solido nei corsi d’acqua;
- il fiume Reno, immesso nel Po di Ferrara nel 1525, deposita notevoli quantità di sabbia e fango: l’alveo si innalza e contribuisce ad aumentare la massa d’acqua trasportata nel Po, facendo così avanzare il Delta;
- l’allungamento delle foci provoca una diminuzione della velocità di scorrimento e un incremento della deposizione dei sedimenti in sospensione: l’alveo del Po si innalza.
- Alfonso II duca di Ferrara fa costruire a Mesola un palazzo a forma di castello, circondato da una muraglia alta 4 metri e lunga 12 chilometri. Venezia si preoccupa per questo insediamento. Il duca rassicura: il palazzo serve esclusivamente per lo svago dei nobili e della sua corte. Ma spie veneziane rivelano che egli progettava di farne un emporio commerciale, una vera e propria città antagonista di Venezia.
Conseguenze:
- L’innalzamento degli alvei mette in crisi il transito delle imbarcazioni che da Venezia, attraverso una rete di canali (nord-sud), raggiungevano il Po per spingersi poi fino ai mercati della valle Padana (navigazione di Lombardia)
- Alluvioni frequenti colpiscono il Polesine. La sicurezza idraulica delle campagne diventa sempre più precaria. In tempo di piena le acque che scolano le terre coltivate non riescono ad affluire nel Po e tracimano nelle campagne. I raccolti sono perduti.
- Si modifica l’idrografia del delta: il ramo di Tramontana diventa principale: la sua corrente deposita i propri i sedimenti verso nord-est, in direzione della laguna. I Veneziani temono che nel corso del tempo i depositi possano ostacolare il deflusso della foce dell’Adige e addirittura ostruire una delle tre bocche di porto della laguna (Chioggia).
- I periti alle acque, incaricati di trovare il rimedio a questo problema, furono concordi nella soluzione: bisognava deviare il Po delle Fornaci scavando un alveo artificiale lungo circa 7 chilometri, che andasse a sfociare nella sacca di Goro. Gli obiettivi da raggiungere erano:
- proteggere la laguna, e con essa la potenza di Venezia
- bonificare i terreni spesso invasi dalle acque e incrementare la produzione del frumento
- ridurre le frequenti alluvioni: riducendo il corso del Po da 24 a 7 chilometri, il corso dell’acqua, diventato più veloce, avrebbe ridotto la deposizione di fango negli alvei
- agevolare il commercio fluviale verso i mercati di Lombardia.
Un obiettivo non dichiarato (ma deducibile dagli interventi in Senato e nei documenti degli ambasciatori e dei diplomatici) era quello di interrare la sacca Goro attraverso i sedimenti depositati dal fiume condotto a sfociare in quella insenatura.
I Ferraresi si rendono ben presto conto che il progetto del TAGLIO DI PORTO VIRO, come fu chiamato, avrebbe avuto per essi conseguenze negative: interramento della sacca, blocco dello sviluppo commerciale del porto di Goro, formazione di sabbie e fango vicino alla costa che avrebbero ostacolato lo scolo dei canali che smaltivano le acque del vasto comprensorio della bonifica ferrarese.
Il Senato veneziano approva la deviazione del Po il 17 dicembre 1598, poco tempo dopo la devoluzione del ducato allo Stato pontificio. Nel marzo 1599 una commissione di senatori e ingegneri si reca nel delta per individuare il luogo di partenza, il punto di arrivo e il percorso del TAGLIO. Essi percorrono il delta a piedi, a cavallo, in barca. Sono i primi turisti ad esplorare un paesaggio di selvaggia bellezza. Scandagliano profondità, misurano pendenze, annotano, disegnano schizzi. Elaborano la mappa del tracciato e la relazione accompagnatoria. Il 27 GOSTO 1599 il Senato, accertato oltre ogni ragionevole dubbio che il Po e le sue bocche, e specialmente il ramo di Tramontana, erano la causa dei mali che minacciavano la laguna di Venezia, approva definitivamente il solo di deviare il Po delle Fornaci per condurlo a sboccare nella Sacca di Goro.
Papa Clemente VIII Aldobrandini accusa il doge Marino Grimani: il taglio non è indispensabile per proteggere Venezia, ma un pretesto per danneggiare gli interessi ferraresi e minaccia di ricorrere alle armi spirituali e temporali. Poi invia ad Ariano una commissione composta da prelati e architetti perché accertino le conseguenze del progetto del taglio e verifichino se il nuovo alveo toccherà il territorio considerato ferrarese. Torna alla ribalta una complicata questione nota ai tempi di Alfonso II: chi detiene il diritto di possedere le terre generate dalle alluvioni, emerse dove prima c’era l’acqua del mare? Lunghe trattative diplomatiche per concordare la linea di confine fra i due stati non avevano condotto ad alcun esito. Sia Venezia che Roma rivendicavano il diritto di possesso sulle terre di recente formazione. La questione dei confini, lunga ed aspra, si concluderà 150 anni dopo con un trattato internazionale (1749) e la costruzione di una linea formata da pilastri in muratura che attraverserà l’isola di Ariano.
La diplomazia di Venezia lavora abilmente. Si raggiunge un accordo col Papa (Convenzione di Papozze, 5 giugno 1600): la Repubblica assume impegni a difesa del territorio del Polesine di Ariano (non intestare il ramo di Tramontana e il Po delle Fornaci, costruire argini robusti a protezione del territorio…). Quanto alla minaccia delle armi, sa bene che il Papa non potrà dichiarare guerra mentre è in corso di svolgimento l’Anno santo (1600), e Roma attende centinaia di migliaia di pellegrini, anche per impinguare le casse statali.
Ferrara e il pontefice elaborano soluzioni alternative in modo che entrambi gli stati possano trarre reciproco vantaggio (deviare il Po all’altezza di Ficarolo con palificate e un sostegno, in modo che le acque eccedenti si incanalino nel Po di Ferrara). Venezia respinge ogni forma di collaborazione
Reazioni pontificie
L’idraulico ferrarese G.B. ALEOTTI consiglia di scavare un canale nel Polesine di Ariano, da Corbola a San Basilio, a monte del taglio veneziano, per catturare le acque del Po e condurle nel Po di Goro. Proposta respinta. Il pontefice sceglie il progetto dell’architetto romano Bartolomeo Crescenzio. Costui comincia a deviare con pennelli e speroni il corso del Po all’altezza della punta di Santa Maria, dove il Po si biforca, incanalandolo (in parte) nel Po di Goro. L’impresa fallisce per una violenta piena del fiume.
Maggio-giugno 1600: si apre il cantiere del taglio veneziano
Il Senato affida la responsabilità di guidare l’impresa al provveditore Alvise Zorzi, coadiuvato da tecnici e collaboratori. Spesa prevista: 300.000 ducati, due terzi dei quali a carico dei privati in cambio dei benefici che avrebbero ricevuto e un terzo a carico dello Stato. Chi non può pagare avrà i beni confiscati. Le comunità locali forniscono la manodopera, che riceve paga e vitto adeguati. Gli operai, armati di vanga e carriola, alloggiano in grandi baracche di legno costruite sulle dune vicino alla zona dello scavo. Il loro numero varia a seconda della stagione (da 400 a mille, talvolta 2000). L’impatto con le condizioni fisiche e climatiche del territorio è duro: una fitta nebbia evapora dalle acque stagnanti, nugoli di mosconi e zanzare tormentano gli uomini, molti dei quali sono colpiti da febbri violentissime. Il rifornimento dei viveri è difficoltoso.
Una serie di alluvioni distrugge i lavori di scavo appena iniziati: gli argini non reggono e gli operai fuggono in preda al terrore. Una difficoltà imprevista mette in crisi il cantiere: non si riesce a liberare l’acqua dal fondo della valle. Uno strumento costruito dall’appaltatore veronese Alessandro Radice, moderna versione della ruota di Vitruvio, si rivela provvidenziale. 2000 guastatori ferraresi chiudono con un colpo di mano un canale scavato dai veneziani. Soldati pontifici si appostano sulle dune. Arriva una galea di mercenari albanesi per proteggere gli operai e incutere timore agli avversari.
Il 16 settembre 1604 lo scavo del nuovo alveo, lungo 4 miglia, è compiuto. Il provveditore Zuan Giacomo Zane annuncia al Senato:
Oggi alle ore 19 (ore 14 attuali) con il favor del Signor Dio si ha dato l’acqua al novo Taglio, la quale vi è entrata per 50 e più aperture che si sono fatte nel medesimo tempo nell’argere, et dopo haver fatto un poco d’empito, in spatio di un’hora circa, si parizò con l’altra acqua dell’alveo, et continuò il suo corso…”.
E’ l’atto di nascita del Delta moderno.
CONSIDERAZIONI E MOTVAZIONI ALLA BASE DEL PROGETTO
Recenti contributi storiografici, tra i quali “Il Taglio di Porto Viro, aspetti politico-diplomatici e territoriali di un intervento idraulico nel Delta del Po, autore Aldo Tumiatti, editrice Arti Grafiche Diemme ) pubblicato a cura della Regione Veneto in occasione delle celebrazioni per ricorrenza del quattrocentesimo anniversario del Taglio, hanno sostenuto la tesi che la deviazione del Po delle Fornaci nella Sacca di Goro progettata ed eseguita dalla Serenissima Repubblica di Venezia nei primi anni del Seicento, non è soltanto un intervento idraulico indispensabile per la salvaguardia della laguna, la tutela del commercio o l’assestamento dei canali di scolo indispensabili per il miglioramento delle condizioni dei terreni e l’aumento della produzione frumentaria.
Il Taglio assume uno straordinario rilievo per la storia del Polesine e del delta in particolare. Ne cambia radicalmente la geografia fisica ed umana. In breve volger di tempo emerge dal mare un territorio in continua espansione. Nel corso di circa due secoli il fiume avanza per circa 26 chilometri, con un incremento annuale di circa 138 metri ed una superficie pari a oltre 18.000 ettari. Al posto del delta cinquecentesco nasce e si sviluppa il delta moderno, decisamente orientato verso sud est, di fronte alla costa ferrarese. Venezia, sostenuta dalla sua forza e dai pareri dei giureconsulti, considera proprie le terre alluvionali emerse e le vende all’asta. Gli acquirenti appartengono per lo più a famiglie patrizie veneziane: i Tiepolo, i Correr, i Pisani, i Venier, i Sullam che si insediarono nei territori emersi e ne promossero, tra mille difficoltà, lo sfruttamento colturale.
Si è avviato un meccanismo che avrà conseguenze importanti per la vita nell’area orientale del Polesine. L’uomo prende possesso di questo territorio instabile, bello e fragile. Interverrà per correggere le azioni e le reazioni della natura, costruirà difese, darà vita a comunità che si sviluppano attorno alle case padronali e, in definitiva, ad un paesaggio del tutto particolare.
L’evento del Taglio si è ormai fatto strada nella memoria collettiva dei cittadini: spesso lo si evoca perché evidenti ne risultano i segni, a cominciare dalla toponomastica. Conserva inoltre il fascino e il mito delle origini, rappresenta un punto fermo attorno al quale convergono tutte le comunità bassopolesane. In particolare lo stemma del popoloso Comune di Taglio di Po, situato nell’epicentro del luogo ove iniziarono nel giugno del 1600 i lavori di scavo per la diversione del Po delle Fornaci (attuale Ca’ Zen), sintetizza felicemente passato e presente. Esso raffigura il leggendario Eridano che tiene fra le mani un vaso sgorgante acqua che dà vita al re dei fiumi. Un vecchio, Luigi Groto, il Cieco di Adria, indica il punto dove iniziare il Taglio. In altro la scritta “Multo animo vidit – Lumine captus erat (era privo della vista, ma riuscì a vedere con il suo acuto intelletto”: la fantasia popolare riconosce, reinterpreta e tramanda un evento storico complesso con il linguaggio dei simboli, dandone una rappresentazione ingenua ma altamente suggestiva.
Attualmente per ricordare questo importanete evento per il nostro territorio si festeggia, con una serie di eventi della durata di una settimana, Il Buon Compleanno Delta.
| Rassegna Teatrale "Il teatro del buonumore..." |
| Catalogo dell'informazione ambientale |
| Comune di Taglio di Po "Certificato ISO 14001:2004 Sistema Gestione Ambientale" |
| Indicazione per il Risparmio Energetico |
| Firma Manifesto per la sostenibilità |
| 12-02-2010 - Rovigo crocevia dell’Autostrada Mare Adriatico-Cremona |
| Regione Veneto |
| Ente Parco Delta del Po |
| Provincia di Rovigo |
| Polesine Terra tra due fiumi |
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